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Secondo quanto trapela da fonti politiche, durante l’ultimo Consiglio dei ministri dedicato al disastro di Niscemi, nel Nisseno, i vertici di Mef, Mimit e Protezione civile avrebbero suggerito ai colleghi di governo di accelerare sull’introduzione di una polizza catastrofale obbligatoria anche per le abitazioni private, oltre che per le imprese (per le quali l’obbligo è già previsto, con l’esclusione di alcune microattività).

Si ipotizza, almeno inizialmente, di applicare l’obbligo alle case situate nelle aree più esposte ai rischi idrogeologici e sismici. Il problema è che gran parte del territorio nazionale rientra in queste categorie, e le abitazioni più vulnerabili sarebbero inevitabilmente anche quelle con i premi assicurativi più elevati.

Come spesso accade, è servita una tragedia per scuotere l’esecutivo, che si è trovato davanti alla realtà di migliaia di cittadini rimasti senza casa e di imprenditori privati della propria attività. Il ciclone Harry – che il 20 gennaio ha colpito Sicilia, Calabria e Sardegna – ha messo in luce tutte le criticità di un obbligo assicurativo che finora era rimasto sostenibile solo grazie a limitazioni, esclusioni e vere e proprie “finzioni”, come il divieto di accesso a ristori, indennizzi e garanzie pubbliche per chi non fosse in regola con la copertura.

Nel frattempo Sace è intervenuta con misure straordinarie, valide fino al 30 giugno, per sostenere le imprese colpite: proroghe e rinvii nel pagamento dei premi, sospensione delle azioni di recupero, moratorie sui finanziamenti garantiti e strumenti per rafforzare la liquidità, compresa l’anticipazione dei crediti commerciali. Anche Cdp, Simest e Abi stanno partecipando alla gestione dell’emergenza.

È evidente che il governo ha sempre evitato di pubblicizzare l’obbligo cat nat per le imprese, consapevole che sarebbe stato percepito come una tassa. Difficile immaginare che ora promuova apertamente un’estensione ai proprietari di immobili, molto più numerosi e politicamente sensibili. Per questo le spinte verso un allargamento della norma alle abitazioni – su cui il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti riflette da almeno tre anni – appaiono quantomeno rischiose, soprattutto considerando che molte aziende non hanno ancora adempiuto all’obbligo attuale.

La politica continua a ignorare un punto essenziale: assicurarsi serve a poco se prima non si mette in sicurezza il territorio, con opere di prevenzione, argini, barriere, paratie e sistemi di monitoraggio costante. E sarebbe opportuno prevedere agevolazioni fiscali per i privati che intervengono autonomamente per ridurre i rischi e prevenire danni economici.

In ogni caso, una parte significativa dei danni causati da questo primo grande evento “estremo” del 2026 non sarà coperta dalle assicurazioni. Tutti speriamo che non si ripetano catastrofi simili, ma senza interventi strutturali di mitigazione del dissesto idrogeologico, questo rimane solo un auspicio, non una strategia.

Infine, è bene ricordare ai clienti che, al momento della firma di una polizza, devono verificare che siano inclusi – in modo chiaro e scritto – tutti i fenomeni naturali estremi che potrebbero danneggiare i loro beni, dalla tromba d’aria alla slavina, e le relative conseguenze economiche anche se il costo sarà più alto.

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