Il divario tra le perdite economiche generate dalle catastrofi naturali e le coperture assicurative disponibili continua ad allargarsi a livello globale. Secondo il nuovo rapporto pubblicato oggi dallo Swiss Re Institute, il protection gap ha raggiunto i 424 miliardi di dollari nel 2025, in aumento rispetto ai 395 miliardi stimati per il 2024. Anche lo scorso anno, ricorda lo studio, i danni assicurati a livello mondiale hanno superato la soglia dei 100 miliardi.
Alla base di questa crescita c’è soprattutto la maggiore concentrazione di popolazione e attività economiche nelle aree più vulnerabili del pianeta, oltre all’intensificarsi degli eventi estremi stessi. L’indice di resilienza assicurativa alle catastrofi naturali elaborato dal gruppo riassicurativo svizzero – che misura la quota di rischio potenzialmente assorbibile dal mercato – è salito dal 25,3% al 27,3% nell’ultimo decennio. Tradotto: quasi tre quarti delle esposizioni ai fenomeni estremi restano ancora prive di copertura. Il Nord America si conferma l’area più assicurata (40,7%), seguita dall’Europa (41,3%). Molto più bassa la protezione nel resto del mondo.
Se la crescita reale annua dei sinistri assicurati dovesse mantenersi sul ritmo attuale del 5-7%, entro il 2030 i danni coperti dalle polizze potrebbero arrivare a 186 miliardi di dollari, rispetto ai 107 stimati per il 2025.
Il report sottolinea che per ridurre il protection gap è indispensabile sia aumentare il trasferimento del rischio, sia contenere le perdite economiche attese. Solo politiche di adattamento mirate al cambiamento climatico potranno infatti ridurre i danni e migliorare l’assicurabilità dei clienti, con effetti positivi anche su premi e condizioni contrattuali.
In Europa occidentale e centrale, le misure di difesa contro le alluvioni – come dighe, argini e una migliore pianificazione territoriale – hanno già contribuito a frenare la crescita dei danni assicurati. I progetti analizzati mostrano un rapporto beneficio/costo medio pari a 1,86, ovvero quasi due dollari di beneficio per ogni dollaro investito.
In Italia, Unipol ha recentemente stimato in 7 miliardi l’anno i costi legati agli eventi catastrofali. Un dato che pesa ancora di più se si considera che la legge sulla polizza cat nat “obbligatoria” per le imprese fatica a trovare piena applicazione.


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